Un biglietto giallo

Il giorno del baby shower della signora Hall, Jessica si presenta con un mazzo di fiori del negozio di fiorista di suo padre, così grande che sembra che abbia sradicato un cespuglio e avvolto le radici nella stagnola.

Vabbe’.  Non mi importa.  In un negozio ho trovato un vivace biglietto con sopra delle rose gialle. E dei fiori disegnati non appassiranno in una settimana. Credo che sia il mio modo per dire che mi dispiace di essere stata un tale continuo tormento.

Max dà il suo regalo alla signora Hall. Mentre lei lo apre, si allunga sulla sedia con le mani incrociate dietro la testa. Le ha regalato dei pannolini. Credo che si aspettasse di ottenere una reazione e sembra deluso quando lei si dimostra felice.

A Max piace essere al centro dell’attenzione.

Gli piacciono anche le feste. Quasi ogni giorno chiede alla signora Hall di fare una festa, e oggi finalmente ne ha avuta una.

Quando la signora Hall sfila il mio biglietto dalla busta non lo legge ad alta voce come tutti gli altri. Esita, e capisco che le deve piacere davvero molto. E mi sento orgogliosa, che non è una cosa che mi capita spesso.

La signora Silver si sporge per guardare. Immagino di poter finalmente ricevere un complimento, per una volta, invece arriccia le sopracciglia e mi indica la porta.

Shay si alza a guardare. Ride e dice: «Il mondo diventa più scemo ogni volta che Ally Nickerson parla».

«Shay. Siediti» dice la signora Hall, ma è troppo tardi. Non è possibile far uscire le parole dalle orecchie delle persone, dopo che ci sono entrate. Dovrei esserci

abituata, ma ogni volta mi sembra ancora che mi stacchino un pezzo di carne.

Mentre Shay e Jessica ridono, mi viene in mente quando ci siamo travestiti come i nostri personaggi dei libri preferiti, lo scorso Halloween. Io sono venuta vestita da Alice nel paese delle meraviglie, il libro che mio nonno mi ha letto tonnellate di volte. Shay e la sua ombra, Jessica, mi hanno chiamato per tutto il giorno Alice nel paese delle merdaviglie.

Keisha si avvicina a Shay e dice: «Perché non ti fai gli affari tuoi, per una volta?»

Mi piace Keisha. Non ha paura. E io ho molta paura.

Shay si gira, con l’aria di una che è pronta a schiacciare una mosca. «Perché, invece sarebbero affari tuoi

«Giusto. Non sono affari miei, ma sono tuoi almeno quanto sono miei» risponde Keisha.

Shay lascia uscire un piccolo sospiro. «Smettila di parlarmi».

«Smettila di essere cattiva» replica Keisha, sporgendosi in avanti.

Max incrocia le braccia e si sporge in avanti sul banco.

«Sì! Ci sarà una rissa!» dice.

«Non ci sarà nessuna rissa, vero?» dice la signora Hall.

Suki ha in mano uno dei suoi cubetti di legno. Ne ha una collezione che tiene in una scatola e so che ne prende uno quando è nervosa. Adesso è nervosa.

Shay fulmina Keisha con lo sguardo. Keisha è nuova, quest’anno, e mi sorprende che abbia detto qualcosa.

Sono tutti arrabbiati e non capisco nemmeno come sia successo.

Mentre la signora Hall dice a entrambe di darsi una calmata e fa notare a Max che è assurdo fare il tifo per una rissa, la signora Silver mi indica la porta con un gesto. Che cosa diamine succede?

Una volta fuori in corridoio, dalla faccia della signora Silver si direbbe che sia un’altra di quelle volte in cui dovrò dire che mi dispiace, o spiegare perché ho fatto una certa cosa. Il fatto è che stavolta non ho idea del perché sono nei guai.

Mi infilo le mani in tasca per evitare di fare qualcosa che potrei rimpiangere. Vorrei poterci infilare anche la bocca.

«Non riesco proprio a capire, Ally» dice. «Di cose inadeguate ne hai fatte anche altre, ma questa è proprio… ecco… diversa. Non è da te».

Logico. Faccio una cosa carina e lei dice che non è da me. E non riesco a capire che cosa ci sia di sbagliato nel comprare un biglietto d’auguri.

«Ally» dice la signora Silver. «Se stai cercando di attirare l’attenzione, non è questo il modo migliore».

Su questo si sbaglia. Ho bisogno di attirare l’attenzione come un pesce ha bisogno di un respiratore subacqueo.

La porta si spalanca di colpo, andando a sbattere contro gli armadietti, e Oliver schizza fuori dall’aula. «Ally»

dice. «Penso che tu le abbia dato quel biglietto per dirle che ti dispiace che ci debba lasciare per avere uno stupido bambino. Probabilmente è molto triste. Mi dispiace anche per lei».

Di cosa sta parlando?

«Oliver?» chiede la signora Silver. «C’è una ragione per cui sei qui fuori?»

«Certo! Stavo… Ehm… Io… Stavo andando in bagno. Certo. È così». E corre via.

«Posso andare, adesso?» sparo, come se il semplice fatto di restare ancora qui anche solo per un secondo mi fosse insopportabile.

Mentre parla scuote leggermente la testa. «Non riesco proprio a capirlo. Per quale motivo si può dare a una donna incinta un biglietto di condoglianze?»

Biglietto di condoglianze? penso. E ripenso. E poi ricordo. Mia madre li manda alle persone quando muore qualcuno a cui vogliono bene. Mi si rivolta lo stomaco mentre mi chiedo che cosa deve aver pensato la signora Hall.

«Sai cos’è un biglietto di condoglianze, Ally, vero?»

Dovrei negare di saperlo, ma annuisco perché non voglio dover ascoltare la signora Silver mentre me lo spiega. E poi, penserebbe che sono ancora più scema di quanto sono. Ammesso che sia possibile.

«Allora, perché hai fatto una cosa simile?»

Resto in piedi diritta, ma qualcosa dentro di me si accartoccia. Il fatto è che mi sento veramente male. Voglio dire, sono stata malissimo quando è morto il cane del vicino, figuriamoci se morisse un bambino.

Semplicemente non sapevo che fosse un triste biglietto di quel genere. Ho visto solamente dei bei fiori gialli.

E ho pensato solamente a quanto l’avrei fatta felice.

Ma c’è un mucchio di ragioni per cui non posso dire la pura verità.

Non a lei.

Né a chiunque altro.

Non conta quante volte ho pregato e lavorato e sperato, ma per me leggere è ancora come cercare di dare senso a una zuppa di alfabeto in lattina che è stata rovesciata in un piatto. Non so proprio come ci riescano gli altri.

Racconto tratto dal libro…

Un pesce sull’albero
Ally è così intelligente da riuscire a ingannare tantissime persone intelligenti. Ogni volta che arriva in una nuova scuola, riesce a nascondere la sua incapacità a leggere con stratagemmi ingegnosi e fuorvianti. È stanca di essere definita “lenta” e “sfigata”, ma ha paura di chiedere aiuto. Dopo tutto, pensa, come si fa a curare la stupidità? Però il signor Daniels, il nuovo insegnante di Ally, riesce a vedere la ragazza geniale e creativa che si nasconde in lei. Nel frattempo, Ally conosce la schietta Keisha e il geniale Albert, che insieme contribuiscono a rompere i suoi schemi. Con loro formerà un trio invincibile, in grado di contrastare e battere tutti quelli che con loro sono tutt’altro che gentili. All’ideale di essere accettata dagli altri, Ally comincia a sostituire quello di lottare ostinatamente per raggiungere quello che vuole: perché le grandi menti non pensano mai allo stesso modo.

  • Copertina flessibile: 263 pagine
  • Editore: Uovonero (4 febbraio 2016)
  • Collana: Abbecedanze
  • di Lynda Mullaly Hunt (Autore)
  • S. Bandirali (Traduttore)
  • Età di lettura: da 9 anni.
Che ne dici di leggere anche... :-)

Lascia una commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.