Un bambino di nome Omar

In un paese lontano lontano viveva un piccolo bambino di nome Omar.

Abitava in una vecchia casa di legno ai margini del bosco con i suoi genitori e quattro fratellini.

Omar aveva nove anni ed era il più grande. La sua famiglia in quel momento stava vivendo un periodo molto triste perché il papà non lavorava . Non entrando più soldi in casa il fuoco era sempre spento, faceva freddo e non c’era neanche un chicco di grano per sfamare quelle povere creature. Omar faceva finta di nulla e, anche se la sua pancina «brontolava», spesso faceva giocare i suoi fratellini con il suo cagnolino che si chiamava Osso. Finché si giocava la fame era dimenticata, ma poi ritornavano il silenzio e la malinconia. Omar di notte teneva accanto

a sé il piccolo amico Osso che lo riscaldava, come poteva, con il calore del suo corpo nelle lunghe notti d’inverno. Omar incitava spesso i suoi fratellini a pregare Gesù e raccontava loro che, anche, se non avevano mangiato, dovevano avere fiducia perché una bella minestra calda presto sarebbe arrivata. Una sera fredda e ventosa, sentendo piangere i suoi fratelli, decise d’addentrarsi nel bosco vicino per raccogliere qualche castagna per sfamare tutti. Nonostante la sera fosse da lupi, con i pochi stracci che aveva addosso si avventurò nel bosco, in mezzo alla nebbia, al buio; sentiva tutti i rumori più paurosi, pensava che qualcuno lo pedinasse: insomma sudava anche se era freddo.

Ad un tratto vide dietro ad una pianta una vecchietta che portava a spalle della legna, faticava tanto, si trascinava le gambe, era stanca e… doveva essere molto povera perché era vestita con un mantellino leggero e bucato, Sentì la vecchina che, con modi garbati, chiedeva: ti prego bambino, aiutami per favore, non ce la faccio più, sono venuta in questo posto a raccogliere un po’ di legna perché non ho nulla per riscaldarmi, sono povera, sento freddo e fame. abito lontano e ho ancora tanta strada da fare. ti prego.

Omar s’impietosì, sapendo cos’erano la stanchezza e la fame, donò le poche castagne che aveva trovato alla vecchina. «Ecco nonnina», disse, queste sono per voi; sfamatevi e poi l’accompagnò per un bel tratto di strada. Rientrò a casa a mani vuote e più infreddolito di prima, ma contento d’aver fatto un’opera buona. La notte Omar fece dei sogni bellissimi: possedeva una bella casa, calda, con dei bei vestiti e finalmente mangiava, cioccolato, panettone, caramelle. tutto ciò che voleva. ma, un forte bussare alla porta lo riportò alla realtà. Un signore si presentò con una lettera, indirizzata al suo papà, dove c’era scritto che poteva riprendere il lavoro. La gioia era grande, ma le sorprese non erano finite. Un altro fattorino portò ad Omar l’annuncio, di un notaio, che lo informava che una misteriosa signora gli aveva donato una casa.

Omar, frastornato, non capiva, non riusciva a spiegarsi cosa stesse succedendo. Quando arrivò nella nuova casa trovò, sopra il tavolo, un vassoio con dentro le castagne che lui aveva donato alla vecchina e appoggiato al camino il fardello di legna che lui aveva portato alla nonnina del bosco. Rendendosi conto che qualcosa di miracoloso era avvenuto, chiese al notaio chi fosse la bellissima signora che era ritratta sulla lettera. Rispose l’uomo: “è la fata del bosco, a volte si trasforma in vecchina e scopre i bambini buoni; questa era la sua casa, ora è la tua.”

Omar felice pensò: anche se per una sera non ho mangiato, sono stato fortunato ad aiutare chi stava peggio di me. e s’addormentò al calduccio. s’addormentò sognando la sua bella favola.

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