Scoiattoli

Un nonno aveva tantissimi scoiattoli di peluche, di ferro, di legno, di ceramica, carta e altri materiali. Proprio una bella collezione. Un giorno i nipotini, chiesero al nonno perché ne avesse così tanti. Il nonno allora incominciò a raccontare la storia degli scoiattoli: Quando ero ragazzo abitavo in un piccolo paese di montagna e spesso andavo nel bosco vicino a casa mia dove c’erano tanti alberi di castagne, qualche albero di noci e tantissimi cespugli di nocciole.

Ogni tanto mi capitava di vedere qualche scoiattolo che però scappava subito velocissimo e si nascondeva tra i rami alti degli alberi. A me sarebbe piaciuto giocare assieme agli scoiattoli, ma loro scappavano sempre perché avevano paura delle persone e non sapevano che io non volevo fare loro del male, ma solo accarezzarli e giocare con loro. Tanto tempo dopo quando ero diventato adulto sono andato a lavorare in una città molto lontana da Bologna e anche dall’Italia. Una domenica sono andato a visitare un parco enorme. All’interno c’erano dei viali, aiuole piene di fi ori, prati con l’erba sempre falciata bene, un laghetto con dei cigni e anatre. C’erano anche tanti boschetti dove si poteva passeggiare in mezzo agli alberi. C’erano tanti spazi per bambini con gli scivoli, le altalene, i girelli, le assi di equilibrio, le reti per arrampicarsi. Mentre camminavo tra gli alberi, ho visto uno scoiattolo su di un ramo.

Mi sono subito fermato e lo scoiattolo è sceso lentamente dall’albero ed è venuto verso di me e poi, vicino ai miei piedi, si è accucciato sulle zampette posteriori, tenendo davanti a sé quelle anteriori. Io non riuscivo a capire come mai quello scoiattolo non avesse paura di me. Poi nel boschetto un po’ più lontano, ho visto una signora prendere qualcosa da un cartoccio e tendere la mano verso l’albero che aveva vicino. Subito è arrivato uno scoiattolo che si è riempito la bocca, è risalito sull’albero e subito dopo è tornato a prendere da mangiare. Intanto il mio scoiattolo, visto che non gli davo niente, era andato via. Sono andato verso quella signora e le ho chiesto come mai gli scoiattoli non scappavano. La signora mi disse che gli scoiattoli di quel parco sapevano che nessuno faceva loro del male, anzi erano contenti quando vedevano le persone perché portavano da mangiare le cose che a loro piacevano moltissimo: pinoli, nocciole, noci, castagne.

La domenica successiva sono andato al parco con la nonna che aveva comperato dei pinoli, sono tornato dove avevo visto lo scoiattolo ed ho fatto come quella signora: ho messo dei pinoli nella mano e mi sono seduto per terra vicino all’albero. Dopo pochissimo ho visto uno scoiattolo scendere dal tronco a testa in giù, poi si è seduto vicino alla mia mano e con le zampette anteriori ha preso dei pinoli e se li è messi in bocca senza masticarli. Dovete sapere che gli scoiattoli hanno come due piccole tasche ai lati della bocca in cui immagazzinano il cibo che poi portano nella loro tana o in uno dei loro nascondigli per poter mangiare anche quando la frutta non si trova più sugli alberi, come in inverno.

Dopo un po’ lo scoiattolo aveva come due palline ai lati della bocca e, quando non ci stava proprio più niente, risalì sull’albero e non tornò più. Allora andai un poco più lontano e trovai un altro scoiattolo che subito si riempì la bocca di pinoli. Da quella volta, quando non lavoravo, andavo al parco portando sempre un cartoccio di noci, nocciole, mandorle, pinoli e restavo nel bosco fi nché gli scoiattoli non avevano mangiato tutta la frutta secca. Ero diventato proprio un amico degli scoiattoli che, quando mi vedevano, subito correvano verso di me perché sapevano che avevo sempre delle cose buonissime da mangiare. Quando tornai a Bologna, avevo tanta nostalgia degli scoiattoli e cominciai a comperarne.

Poi anche la nonna, la vostra mamma, lo zio, i parenti e gli amici mi regalavano degli scoiattoli per Natale, il compleanno e altre feste. Adesso ho una raccolta di più di trecento scoiattoli e voi, quando venite a casa mia, potete giocarci e anche portare a nanna quelli di peluche.

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