La porta piccola è sempre aperta

Intorno alla stazione principale di una grande città, si dava appuntamento, ogni giorno e una folla di poveri, ladruncoli e giovani drogati.

Di tutti i tipi e di tutti i colori. Si vedeva bene che erano disperati e infelici. Barbe lunghe, occhi cisposi, mani tremanti, stracci e sporcizia. Più che di soldi, avevano tutti bisogno di un po’ di consolazione e di coraggio per vivere; ma queste cose oggi, non le a dare quasi più nessuno.

Colpiva, tra tutti, un giovane sporco e con i capelli lunghi e trascurati, che si aggirava in mezzo agli altri poveri naufraghi della città come se avesse una sua personale zattera di salvezza. Quando le cose gli sembravano proprio andare male, nei momenti di solitudine e di angoscia più nera, il giovane estraeva dalla sua tasca un bigliettino unto e stropicciato e lo leggeva. Poi lo ripiegava accuratamente e lo rimetteva in tasca.

Qualche volta lo baciava, se lo appoggiava al cuore o alla fronte. La lettura del bigliettino faceva effetto subito. Il giovane sembrava riconfortato, raddrizzava le spalle, riprendeva coraggio.
Che cosa c’era scritto su quel misterioso biglietto? Sei piccole parole soltanto: “La porta piccola è sempre aperta”. Tutto qui.

Era un biglietto che gli aveva mandato suo padre. Significava che era stato perdonato e in qualunque momento avrebbe potuto tornare a casa. E una notte lo fece. Trovò la porta piccola del giardino di casa aperta. Salì le scale in silenzio e si infilò nel suo letto. Il mattino dopo, quando si svegliò, accanto al letto c’era suo padre. In silenzio, si abbracciarono.

Quando pensiamo di aver perso tutto, Gesù mette sempre sul nostro cammino persone straordinarie che ci fanno sentire a casa: ci sentiamo accolti, abbracciati e amati.

Testo tratto dall’ebook di Avvento di Paolo Curtaz

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