Il calicanthus e la cometa

Sapete, miei cari bambini, perché il calicanthus fiorisce dopo aver perso le foglie?

No, ne ero certa; ve lo dico io, se mi state a sentire.
Dovete sapere, miei cari bambini, che anche tra gli alberi

esiste la pigrizia e la voglia di non fare nulla; il calicanthus aveva deciso di spogliarsi di fiori e di foglie per stare più tranquillo durante il riposo invernale: si scrollò di dosso tutto quello che aveva e, solo con i rami e il tronco, si addormentò ancor prima di tutti gli altri alberi, di un sonno talmente pesante che si sentiva il suo russare anche da molto lontano.

Non lo svegliò nemmeno la notizia di quello che stava accadendo in una grotta dove era nato, di notte, un Bambino. La novità e la stranezza di questo avvenimento attraversarono velocemente tutta la natura e alberi, fiori, erbe selvatiche si sollevarono dalla terra dove avevano radici profonde e forti e formarono un corteo per andare fino alla grotta.

Doveva certo essere uno spettacolo straordinario vedere un albero di ulivo frondoso accanto ad uno di fichidindia, un cespuglio di rosmarino e uno di salvia che chiacchieravano con l’edera che camminava lungo il sentiero allungando e stirando i suoi rami, rose selvatiche accanto al glicine, alberi di mandorlo che scendevano lungo la strada assieme agli arbusti di timo selvatico.

Il calicanthus, però, continuava a dormire, in attesa del tepore della primavera e del calore del sole. Si svegliò solo quando il rumore attorno a lui aumentò; sempre pigramente e con molta lentezza, quasi infastidito, stese prima un ramo, poi un altro, poi un altro ancora, si stiracchiò allungandosi di qualche centimetro e finalmente, si decise a guardarsi attorno: vide alberi che si muovevano, cespugli che camminavano traballando, fiori

che si rincorrevano lungo i sentieri, rose che chiacchieravano con margherite bianche e gialle, ciclamini bianchi e viola che si affrettavano lungo la salita.

Pensava di sognare e decise di riaddormentarsi, ma poi la curiosità ebbe il sopravvento sulla pigrizia e, sempre sbadigliando e stiracchiandosi, chiese ad un albero di nespolo che seguiva la lunga fila di piante davanti a lui:

-Ma che è successo?-.

-Andiamo alla grotta, alla grotta dove è nato il Bambino! Andiamo là per portare un regalo!-.

-Vieni anche tu, porta un dono!-, gli disse correndo un albero di carrubo, mentre un palma, accanto a lui, si scrollava le foglie grandi e appuntite per far cadere i datteri lungo la strada.

-Non ho niente, io, né foglie, né frutti!-, piagnucolò.

-Se non fossi stato così pigro e indolente, avresti anche tu qualcosa da portare!-, disse un fiore di cactus mentre si apriva in cima ad un cespuglio spinoso.

-Ma stavo meglio così, per poter dormire più tranquillo!-.

-Questa non è una notte fatta per dormire-, disse con voce profonda una quercia, -ma per andare dal Bambino!-.

-Cosa porterò adesso?-, diceva il calicanthus guardando i suoi rami spogli e facendo il paragone con quelli rivestiti di foglie dei carrubi e degli olivi e vedendo i cespugli di fiori di lillà che saltellavano lungo la strada.

Ma si decise a seguire il lungo corteo: -Troverò qualcosa per strada!-, pensava.

Si accodò ad un albero di limoni con i suoi frutti profumatissimi e le sue foglie lucide. Continuava a guardarlo con invidia, così bello, rigoglioso, pieno di colori e i suoi rami marroni gli parvero brutti, squallidi, talmente secchi da sembrare bastoncini.

-Ma io voglio andare lo stesso, questo Bambino capirà!-, e seguendo gli alberi, arrivò in cima alla salita.

Da là vide la grotta, la stella cometa, le querce che scrollavano i rami, olivi, mandorli e carrubi che facevano cadere i loro frutti, le rose che spandevano i loro petali accanto alla mangiatoia, il rosmarino e la salvia che staccavano limoni e clementine, mandarini e arance dagli alberi e li poggiavano, inchinandosi, a terra.

Uno spettacolo incredibile, straordinario.

Lui rimase indietro, un po’ appartato, perché non aveva nulla da dare, fino a quando la stella cometa si accorse di lui e gli chiese perché mai stesse là tutto solo.

-Non ho nulla da darGli, sono così spoglio e brutto!-.
-Ma perché non hai niente, né foglie, né frutti?-.
-Volevo stare tranquillo e dormire fino a primavera; ma adesso cosa Gli regalo, mi dici come faccio?-, diceva pentito.
-Io ti posso regalare un po’ di colore giallo da sistemare sui rami; non possiedo nulla di verde, e quindi per le foglie non posso fare nulla!-, disse la stella.
-Va bene, va bene lo stesso! Almeno qualcosa avrò anch’io!-, disse lui tutto felice; la cometa allungò uno dei suoi raggi fino ad arrivare accanto all’albero; il calicanthus lo prese, lo spezzettò in tante minutissime parti e da ognuna di esse modellò i fiori che sistemò lungo i rami marroni e spogli, che divennero bellissimi e colorati di giallo, pronti per essere offerti al Bambino.

Check Also

Le stelle di Oreste (letto da don Paolo Alliata)

Oreste era stato per tutta la vita un lampionaio. Quando il sole si tuffava giù, …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.