Il bue e l’asinello

Paolino il bue e Onofrio l’asinello erano grandi amici, cresciuti insieme mangiando la stessa paglia nella mangiatoia della stalla dove si riposavano dopo un giorno di lavoro nei campi e bevendo la stessa acqua nella grande vasca di pietra a ridosso del grande portone di legno tarlato che chiudeva il loro ricovero riparandoli dal freddo dell’inverno.

Onofrio l’asinello aveva sempre fame. Mangiava in continuazione, triturando con i suoi grossi denti l’avena, la paglia e il fieno che trovava in abbondanza nella mangiatoia, lasciando poco o nulla a Paolino che lo rimproverava per la sua avidità.

Intanto, si avvicinava la fine dell’anno, il freddo pungente si faceva sentire e il vento gelato attraversava la stalla soffiando e sibilando e portando parole sussurrate, voci che venivano da lontano e raccontavano di un Bambino che sarebbe nato di lì a poco, un Bambino che veniva da molto lontano, e che non aveva nemmeno una culla dove riposare.

E allora le capre e le pecore decisero di preparare per Lui un lettino morbido e accogliente. Trascinarono per tutto il cortile la paglia e il fieno e lo portarono dentro la stalla, mentre i conigli e le galline allargavano gli steli gialli e li sistemavano dentro la mangiatoia.

Per rendere più accogliente questa culla improvvisata, pettirossi e passerotti portarono fili di erba verdissima e li disposero davanti alla porta in segno di benvenuto e, poi, stanchi ma soddisfatti, tornarono all’ovile e nel pollaio.

Intanto, Paolino il bue e Onofrio l’asinello erano rientrati alla stalla dopo un giorno di lavoro; videro la mangiatoia piena di ogni ben di Dio e Onofrio, sempre affamato, si avvicinò e in un momento divorò paglia, fieno e persino gli steli di erba sistemati a disegno attorno alla porta.

E la mangiatoia rimase vuota e spoglia, fredda come la notte che intanto si era illuminata di una luce strana, accecante, come nessuno aveva mai visto e che svegliò le capre e le pecore, le galline e i conigli.

-Ma che hai fatto?- gli urlarono contro, mentre lui  continuava a masticare in fretta gli ultimi fili di paglia, con il grosso muso bianco e grigio rivolto verso il muro sperando di non farsi vedere.

-Ma cosa hai combinato? Non sai che questa è la culla per il Bambino che deve nascere?-.

-Culla? Bambino? Ma che dite?-, intervenne Paolino il bue, che voleva difendere l’amico.

-Sì, il Bambino. Vedi che c’è già la stella cometa?-.

-Sei sempre il solito! Buono solo a combinare guai!-, dicevano quasi piangendo le caprette guardando la mangiatoia vuota e spoglia.

-E adesso? Cosa facciamo?-, dissero i conigli.

-Pensiamo, svelti, la cometa è già quasi arrivata sulla cima della montagna! Presto, presto!-, dicevano i passerotti.

-Ho trovato, so io cosa fare-, disse un pettirosso e volò fuori dalla porta verso la casa illuminata a festa.

C’era un vetro rotto e lui si infilò quasi strisciando attraverso la fessura, si avvicinò al cesto da lavoro della vecchia signora che in quel momento era indaffarata in cucina e con il becco prese un filo colorato da un gomitolo, che trascinò nella notte ghiacciata, imitato dai passerotti, mentre le caprette e le pecore sistemavano la lana calda e soffice nella mangiatoia, che si colorò di bianco, di giallo, di azzurro e di verde.

-E io, cosa faccio io adesso?-, disse Onofrio, l’asinello mortificato, pensando al Bambino al quale aveva tolto la paglia per stare al caldo. -Non lo sapevo, io non lo sapevo, cosa penserà di me? Come farà, al freddo, così piccolo? Che posso fare?-.

-Vieni, so io cosa fare-, disse deciso Paolino il bue.

Intanto, i conigli e le galline finivano di mettere in ordine gli ultimi fili di lana, i passerotti e i pettirossi si sistemavano lungo le travi della stalla e le capre e le pecore si disponevano lungo l’entrata per accogliere una Donna avvolta in un manto azzurro, con un Bambino in braccio, che depose nella mangiatoia imbottita con i gomitoli di lana colorata e riscaldata da un lato e dall’altro dal fiato di Paolino il bue e di Onofrio l’asinello.

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