Dio dal barbiere

In un tranquillo paese di campagna viveva un barbiere di nome Gabriele. Una notte fece uno stranissimo sogno: vide una luce folgorante, sentì una musica dolcissima e udì la voce di Dio che diceva:

“Domani verrò a trovarti!”.

Il barbiere con un balzo si precipitò giù dal letto, pieno di stupore e di gioia: presto avrebbe incontrato Dio in persona. Si alzò di buon mattino, ripulì il negozio da cima a fondo e aspettò.

Il giorno passò, ora dopo ora, minuto dopo minuto, ma di Dio neanche l’ombra. Anzi, a dirla tutta, fu una giornata particolarmente pesante. Venne Gino il postino, noiosissimo con tutte le sue chiacchiere; venne Nino il contadino con i soliti problemi di famiglia, venne un giovane sconosciuto, taciturno, trasandato. Non mancò neanche l’extracomunitario di turno con accendini e fazzoletti…

Il barbiere Gabriele si ritrovò solo la sera, sconsolato, aspettò fino a mezzanotte e poi se ne andò a dormire.

Tornò a sognare e nuovamente gli apparve Dio. Allora sfogò tutto il suo malcontento:

“Ti avevo preparato persino quella bottiglia di vino buono che tenevo lì per un’occasione speciale, ma Tu non sei venuto, sei mancato al nostro appuntamento!”.

Dio lo lasciò sfogare e poi, con un po’ di tristezza, disse:

“Gabriele, amico mio, forse c’è stato un malinteso, perché io oggi sono venuto da te ben quattro volte!”.

“Signore quando mai ti abbiamo visto affamato o assetato, forestiero, nudo, malato o in carcere e non ti abbiamo assistito? Ma Egli risponderà: in verità vi dico, ogni volta che non avete fatto queste cose a uno di questi miei fratelli più piccoli, non l’avete fatto a me!” (Mt 25,44-45).

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