Atlanta – Gianni Rodari

Ercole, che forza!

Poco prima della partenza, mentre già la nave Argo stava levando le ancore, apparve, correndo e gridando, un bizzarro gigante.

Una pelle di leone gli copriva le spalle.

Dalla pelliccia della belva, però, non era stata staccata la testa, che sormontava la testa del giovane come un cappuccio. Nella corsa le due teste sobbalzavano insieme, l’ondeggiare dei capelli si mescolava

a quello della criniera. Nell’insieme della figura i tratti dell’uomo e quelli del leone si inseguivano e si confondevano continuamente.

–  Ercole! – gridò Teseo, sporgendosi dal parapetto della nave.

–   Avete posto su quella pignatta? – domandò di rimando il gigante con una risata. Tutto l’equipaggio si affollava vociando. La sola vista di Ercole pareva destare sicurezza e allegria. Perfino il vento scelse quell’istante per annunciarsi favorevole con un soffio gagliardo.

–  Salta su! – gridò Giasone – Le vele si gonfiano: partiamo!

Ercole superò con un balzo la distanza tra il molo e la coperta della nave. E anche il salto, nella sua leggerezza, aveva qualcosa di leonino.

–  I miei omaggi a questi signori! – esclamò Ercole, asciugandosi il sudore della fronte. Poi, cercando con lo sguardo il suo grande amico Teseo, gli corse incontro e lo abbracciò.

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