Il sogno dei piccini

In un Castello
di dolce farina
abitò un dì la signora Tartina;
v’era un salone
di bianco torrone
ed un fragrante sofà
di croccante,
armadi seggiole
e tavolini
fatti di crema
e di cioccolattini.

E la signora Tartina
un bel giorno
andò cercando
uno sposo all’intorno
era chiamato Messer
Giulebbato,
i pantaloni eran prune
e marroni
ed il cappello
un soave budino
cogli arabeschi
di zucchero fino.

La loro figlia, la bella Dulcata,
era composta
di marmellata:
il suo nasino era
biscottino
le tonde guance
succose arance,
e le sue braccia
e le gambette
eran di torta tagliata
a fette.

Allor Dulcata, fu
chiesta in moglie
dal baldo principe
di Pastesfoglie,
tutto vestito di frutto
candito
colle bretelle di
caramelle
e quale aureola sopra
il suo viso
stava una Torta
del Paradiso.

Sul trono di marzapani
e di gallette
Dulcata allor
col Principe sedette
e dalle loro tasche giù
a manciate
caddero mille cose prelibate,
sì che di bimbi un’irruente schiera
sgranocchiò dolci
da mattina a sera.

Son queste meraviglie
che una Fata
nemica di voi bimbi
e malcreata,
trista e gelosa dell’altrui
contento
con un colpo di scopa buttò al
vento
sì che d’allora simili castelli
esiston sol nei vostri sogni belli.
Sol nel sogno,
si sa, v’è la felicità!

A. e A. Faeti, La casa del nonno, Bompiani

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