Quando il Signore camminava sulla terra

È la storia di Giovanni, Piero e il Maestro di quando camminavano su questa terra. Incontrano un uomo che canta a squarciagola e il Maestro lo saluta allegramente. Poco più in là trovano un altro uomo che prega in ginocchio e il Maestro passa oltre senza guardarlo.

Piero chiede al maestro: «Maestro, perché hai salutato quello che canta e non quello che prega?».

«Sapessi Piero, quello che prega ha in mente di andare a rubare le anatre che sono in quel fosso!»

Cammina, cammina e cammina trovano un uomo che sta seminando e gli chiedono: «Per chi stai seminando buon uomo?». «Per me» risponde quello.

Poco dopo ne incontrano un altro e gli chiedono: «Per chi stai seminando buon uomo?».

«Per tutti!» risponde.

Quando fu il momento del raccolto, quello che aveva seminato per sé raccolse una sola pianta, quello che aveva seminato per tutti, fece un raccolto grandioso.

Cammina, cammina e cammina, arriva sera e Giovanni dice al Maestro di aver fame.

«Guarda là» gli risponde il Maestro «c’è una casa, vai a chiedere qualche cosa, ma ricordati che c’è anche Piero!»

Giovanni bussa alla porta e gli danno una fetta di polenta; lui se la mangia, esce e dichiara al Maestro che non gli hanno dato niente. «Non importa» lo conforta il Maestro «proviamo in un’altra casa.» Cammina, cammina e cammina trovano un’altra casa. «Ho fame!» dice Giovanni.

«Guarda là c’è un’altra casa, vai a chiedere qualche cosa, ma ricordati che c’è anche Piero.»

Giovanni bussa alla casa e gli danno una fetta di polenta, lui si mangia anche questa, esce e dichiara al Maestro che non gli hanno dato niente.

«Non importa» lo consola il Maestro «sarà per un’altra volta, fino a sera è lunga.»

Cammina, cammina e cammina trovano un’altra casa e si ripete la stessa scena. Poco dopo sopraggiunge un temporale; arrivano vicino ad una fattoria dove stanno battendo il frumento e chiedono ospitalità. I padroni li mandano a dormire nel fienile. I battitori faticano duro per finire il lavoro prima che arrivi la pioggia e brontolano fra loro.

«Vado io a buttarli giù» dice uno e salito nel fienile dà un sacco di botte al primo che è Giovanni.

Questi dolorante racconta l’accaduto al Maestro.

«Non preoccuparti Giovanni» gli risponde Lui «scambia il posto con Piero e dormi!»

Poco dopo i battitori brontolano ancora.

Uno, rivolto al primo che era salito nel fienile, dice: «Adesso vado io a buttarli giù, tu hai picchiato il primo io picchierò il secondo!». Così detto sale nel fienile e picchia il secondo che è ancora Giovanni, il quale si lamenta col Maestro.

«Non preoccuparti Giovanni» lo incoraggia Lui «scambia il posto con me e dormi!»

I battitori brontolano ancora.

Un terzo dice: «Adesso vado io di sopra e picchio il terzo così vedrete che si alzeranno!»

Ciò detto sale nel fienile e picchia il terzo che è ancora Giovanni il quale, svegliatosi, si arrabbia col Maestro.

«Giovanni, Giovanni» lo rimprovera Lui «chi è che oggi ha mangiato per tre volte la polenta? Tu, non è vero? E chi è che doveva essere punito? Certamente tu!»

Il temporale infuria con lampi e tuoni, i battitori si disperano perché il raccolto sta per esser rovinato.

Allora il Maestro si affaccia dal fienile, inizia a benedire il grano e dice: «Paglia in pagliaio, frumento in granaio, paglia in pagliaio, frumento in granaio» e un gran vento trascina tutta la paglia sul pagliaio e il grano nel granaio.

I battitori salgono sul fienile e dispiaciuti di averli picchiati, chiedono scusa in ginocchio al Maestro.

«Non preoccupatevi uomini» dice Lui «oggi Giovanni ha mangiato per tre volte e per tre volte ha fatto penitenza!»

La favola insegna che non bisogna dire bugie, tanto prima o poi la verità viene a galla.

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