L’angelo paffuto

Paffuto era un angelo custode molto scrupoloso e anche molto paziente.

Il buon Dio gli aveva affidato un compito molto importante e lui ci teneva a fare bella figura. Doveva accompagnare, dai genitori in attesa, dei piccoli angeli pronti a diventare bambini, restando in un angolo, a controllare che tutto fosse andato per il verso giusto.
Purtroppo qualche volta era successo che Paffuto era dovuto scendere di corsa a riprendersi il suo fagottino; questo gli aveva fatto capire che non sempre un bimbo è ben accetto. Però, con un po’ di attenzione e perspicacia, sapeva sempre come rimediare. Il mondo era pieno di genitori in trepidante attesa che altro non aspettavano che di poter stringere fra le braccia un bebè.

Naturalmente c’erano dei turni, la fila era lunga e la pazienza diventava sovrana; di questa, Paffuto, se n’era fatto virtù. Ma Massimo e Rossana un po’ meno.
Si volevano un gran bene, da tanti anni, ed avevano deciso di metter su famiglia. Famiglia, appunto! quindi con un bambino tutto per loro. Ma da lassù non arrivava nulla.
Paffuto fremeva perché li vedeva così carini insieme che avrebbe voluto accontentarli subito, ma, purtroppo, il numero del loro turno era andato perduto.

Invano Massimo e Rossana si domandavano cosa fosse successo. Cercavano di capire cosa avessero sbagliato, ma tutto sembrava perfetto. Non restava altro che aspettare.
Passarono due, tre, cinque anni, niente e più crescevano le loro aspettative, più Paffuto soffriva sapendo di non poterli accontentare.

E anno dopo anno arrivammo a tredici; tredici, un numero scaramantico, anche se gli angeli non devono credere a queste cose. Ma fu in quell’occasione che il nostro prode si frugò ben bene nelle tasche alla ricerca di un cioccolatino di cui andava matto (il suo nome se l’era guadagnato sul campo), e rimescola e rimescola sente, sotto le dita, un biglietto di carta. Incuriosito lo tira fuori e lo guarda. Era un po’ sbiadito, ma leggibilissimo: il numero del turno dei suoi protetti. Non vi dico lo stupore e la meraviglia mentre lo rigirava tra le mani, ma non vi dico nemmeno la vergogna che provò ritrovandolo dopo tanti anni. Ecco perché l’attesa era stata così lunga, ne avevano di tempo da aspettare quei poveretti!

Mortificato, Paffuto scappò via a cercare di rimediare e si accorse che per metà maggio sarebbe riuscito ad accompagnare giù un bimbo dai suoi amici.
Corse veloce a comunicarlo all’orecchio dei nonni che, lanciando un urlo di gioia, cominciarono a trepidare facendo progetti. Quindi svolazzò in lungo e in largo sopra le nuvole cercando un maschietto adatto all’occasione. Paffuto lo voleva  bello e simpatico, era il minimo che potesse fare! e, naturalmente lo trovò.

Andò subito a seminare delle rose in un bel prato; dovevano essere rosse, il colore della passione, per far capire ai suoi amici che potevano rimettersi al lavoro in fretta e con fiducia, perché, allo sbocciare del primo fiore, si sarebbe aperto per loro un nuovo orizzonte.

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