Il giardino della maga

La maga che viveva nella foresta aveva le sue abitudini, e la piccola Gerda – che viveva lì ormai da qualche tempo – le conosceva a menadito.

Sapeva, per esempio, che ogni mattina appena alzata la donna usciva per fare una passeggiata. «Mi sgranchisco le ossa!» diceva tutta allegra. Poi, una volta rientrata, si preparava una tazza di un tè strano, che mandava un odore terribile e che Gerda non aveva mai avuto il coraggio di assaggiare. Quindi si armava di guanti e innaffiatoio e andava a prendersi cura del suo giardino per tutto il giorno.

La bambina era ammirata ogni volta che vedeva quanti tipi di fiori crescessero attorno a quella casetta dai vetri rossi, gialli e blu, e s’era convinta che fosse merito di qualche incantesimo, ma ogni volta la maga diceva: «Nessuna magia, tutto questo è grazie al mio pollice verde!»Capitò un giorno che una delle piante di ortensie si ammalò.

I grossi fiori vaporosi avevano perso i loro petali, e le foglie si erano fatte gialle.

Gerda, che amava quel giardino come se fosse il suo, quasi con le lacrime agli occhi le disse: «Perché non usi la magia per farla guarire?»

Ma la maga era inflessibile. Avrebbe risolto il problema senza ricorrere a trucchi. Tra tutte le maghe della zona si era sempre vantata di essere bravissima con le piante, e anche se nessuna di loro sarebbe mai venuta a saperlo, la considerava una sfida con se stessa. Aveva o non aveva il pollice verde? No, di barare proprio non se ne parlava!

Per un giorno intero buttò all’aria tutte le sue abitudini e si chiuse in biblioteca a leggere libroni pieni di illustrazioni di fiori e piante e con scritte piccole piccole su cui faceva scorrere la lente d’ingrandimento.

Alla fine, esausta e con delle ombre nere sotto gli occhi, uscì dalla biblioteca con una boccettina.

«Non è una pozione magica!» ci tenne a precisare, e ne sparse qualche goccia sulla pianta.

Ci vollero delle settimane ma alla fine l’ortensia si riprese.

E, soprattutto, il suo orgoglio di giardiniera era ancora salvo!

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