Il cappello magico

C’era una cosa dalla quale la maga che viveva nella foresta non si separava mai. E non erano i grossi occhiali tondi, spesso quanto fondi di bottiglia, di cui aveva bisogno per vedere. Quelli li dimenticava, eccome. Tanto che certe volte finiva a sbattere contro una porta o un muro. No, se c’era qualcosa da cui non si separava mai, quello era il suo cappello.

All’apparenza non era che un normale cappello: nero, a punta, e alcuni fiorellini ricamati alla base.

Ma Gerda sapeva che era un cappello speciale, perché chi lo indossava era in grado di lanciare degli incantesimi.

E da un po’ di tempo le era saltata in testa l’idea di provarlo. Di nascosto, quando la maga era in giardino, aveva allora cominciato a leggere alcuni libri di magia, e pensava ormai di saperne abbastanza.

L’occasione per realizzare il suo proposito venne quando, un giorno, la maga si accorse di essersi dimenticata di comprare le uova e, presa dalla fretta, uscì di casa scordandosi il cappello sul tavolo.

Evviva!, pensò fra sé e sé Gerda prendendo fra le mani il cappello magico. E non appena se lo infilò sulla testa sentì una scarica di energia percorrerla da capo a piedi.

«Quale incantesimo potrei provare?» disse a voce alta.

L’occhio le cadde su una piccola torta che le maga aveva preparato. «Ma certo, l’ingrandimento!» si disse.

Detto, fatto. Schioccò le dita e la torta prese a crescere. E a crescere. E a crescere. Tanto che Gerda, spaventata, fu costretta a uscire dalla casetta: la torta aveva ormai raggiunto il soffitto.

Per fortuna la maga stava tornando a casa e, quando vide cos’era successo, strappò il cappello dalla testa di Gerda e lanciò un incantesimo. Puff! La torta sembrava scomparsa.

Gerda la guardò preoccupata. Quale punizione le avrebbe inflitto?

Ma la maga, che era una donna dolcissima, le disse soltanto: «Se avevi voglia di un’altra fetta di torta perché non me l’hai semplicemente chiesto?». E, così dicendo, rientrò tranquillamente in casa.

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