La parrucca di Geppetto

Geppetto era un falegname povero povero. Ma talmente povero che viveva in una buia stanzetta in un sottoscala, con pochissimi mobili: una sedia traballante, un letto sgangherato e un tavolino ormai tutto rovinato. E l’unico camino era quello che il falegname aveva dipinto su una parete insieme a una pentola fumante. Così aveva l’illusione di essere sempre al calduccio e di avere sul fuoco qualcosa da mangiare.

Nel paese tutti lo chiamavano Polendina, per via della parrucca gialla come la polenta che indossava sopra la sua zucca pelata.

«Ehi, Polendina, come va?»

«Polendina, buongiorno!»

La gente lo salutava allegramente e gli voleva bene, ma a lui quel soprannome proprio non andava giù. Perché non era stato lui a volere una parrucca di quel colore: era l’unica che poteva permettersi coi pochi soldi che possedeva.

Ah, come sarebbe bello avere una parruca di un bel color castano! Così nessuno mi chiamerebbe più Polendina, ma solo Geppetto!, si diceva scuotendo la testa.

Un giorno bussò alla sua porta un signore che non aveva mai visto. Portava con sé una sedia rotta.

«Buongiorno, signor Geppetto!» disse. «Sono appena arrivato in paese, e mi dicono che lei sia il miglior falegname, qua in zona. Avrei bisogno di riparare questa sedia, che si è rotta durante il trasloco.»

Geppetto si chinò a osservarla. Eh, sì, una delle gambe andava sostituita.

Mentre era chino a quel modo, il cliente esclamò: «Che bel giallo!», accennando alla sua parrucca.

Geppetto alzò la testa innervosito, convinto che lo stesse prendendo in giro. E invece no: quel colore gli piaceva davvero. Lui, al contrario, indossava una parrucca castana, proprio una di quelle che il falegname avrebbe voluto per sé.

A Geppetto venne allora un’idea: «Le propongo uno scambio: scambiamoci le parrucche, le riparerò la sedia senza chiederle alcun soldo.»

«Lo farebbe per davvero?» esclamò l’altro.

L’affare fu fatto. E, insieme alla parrucca, Geppetto cedette anche il suo odiato soprannome.

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