Nel paese della neve e della notte

NEL PAESE DELLA NEVE E DELLA NOTTE

Josef era nato sotto la neve in un paese in cui
il Sole sorgeva a mezzogiorno meno cinque
e tramontava a mezzogiorno e cinque.

Quel paese era il più povero paese del mondo
e Josef viveva nella casa più povera
del quartiere più povero
della città più povera dell’intero paese.

Il padre di Josef era un uomo lungo e giallo,
e non lavorava mai.
«Non mi piace lavorare», diceva, «mi stanca».

Sua madre era una donna grassa e rossa,
e neanche lei lavorava.
«Non ho tempo, io!», strillava, agitando la scopa
contro il cielo.

Al mattino, molto
presto, la madre
svegliava i sette figli
e lanciava in aria
un tozzo di pane che
il più rapido prendeva.

Poi li cacciava
tutti e sette
fuori dalla porta.

«Al lavoro, ragazzi!
E ritornate con
le tasche piene»,
urlava prima di
rimettersi a dormire.

Con la neve o con il vento, i sette ragazzi,
stretti gli uni agli altri, attraversavano
il lago ghiacciato.

Passavano dietro la vecchia chiesa di legno e
raggiungevano i quartieri ricchi della città.
Una volta lì, allungavano la mano per chiedere
l’elemosina, mostrandosi più miserabili che
potevano – cosa che per loro non era difficile.

La sera ripassavano dietro la vecchia chiesa di
legno, di nuovo attraversavano il lago ghiacciato
e a testa bassa rientravano a casa.

«Eccovi, banda di fannulloni!», strillava
la madre. «Mettetevi in riga e svuotate le tasche!»
I ragazzi obbedivano.
Come in città allungavano la mano, solo che
questa volta non per elemosinare denaro
ma per darlo.
«Cinque monete… ben fatto, Pavel, stasera
puoi avere un uovo. Due monete? Sei stata pigra
oggi, Giudilla, tu avrai solo un fondo di zuppa.»

L’ultimo era sempre Josef, il più piccolo.
«Come? Niente soldi? Neppure un bottone falso?
Neanche un granello di sabbia? Una foglia secca?
Tu non avrai niente da mangiare, neanche
un chicco di riso o una foglia di cavolo.»

La storia che sto per raccontarvi inizia una sera
in cui Josef, che aveva la pancia vuota come
tutte le altre sere, non riusciva a dormire e
sognava ad occhi aperti…

Continua su…

La zuppa dell’orco

“Ti prego, moglie mia, non tagliare i piedi di Kira, lo sai che è la mia preferita…”
“E va bene, gliene taglieremo solo uno. Dopotutto basta per zoppicare.”

Età di lettura: da 8 anni.

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La zuppa dell’orco

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