Gli odori

Una volta gli uomini sentivano gli odori dov’erano, come con tutte le altre cose che sentivano. Sapete come succede con rumori, sapori e tutto il resto: il rumore del treno lo sento dov’è il treno, non nelle orecchie, e il gusto di lampone lo sento sulla lingua perchè è lì che sta il lampone. Il sole lo vedo nel cielo, non negli occhi, e il morbido del tappeto lo sento sotto i piedi perchè i piedi ci stanno sopra.

Ecco, allo stesso modo gli uomini sentivano l’odore di una rosa la dov’era la rosa: se la tenevano in mano sentivano un odore vicino, e se invece era a dieci passi di distanza è un po’ spostata a sinistra sentivano un odore a dieci passi, un po’ spostato a sinistra.

Ma non poteva durare. Tutto funzionava a meraviglia finché si trattava di rose e lamponi, ma c’erano grossi problemi con le cose che puzzano. Se una cosa non voglio vederla mi basta girarmi dall’altra parte, e se qualcuno fa un rumore fastidioso posso pregarlo di smettere. Se non mi piacciono le prugne non le mangio, e se la pentola scotta basta non metterci le mani su.

Con le puzze, però, girarsi dall’altra parte non serviva, o tenere le mani in tasca, o chiedere gentilmente di fare un buon odore. Così, siccome di puzze ce n’erano in giro tante, gli uomini vivevano una vita infelice, dominata dal fetore.

Fu per questo che, quando uno di loro vinse una lotteria e gli concessero tre desideri, l’uomo non ebbe dubbi. Da allora gli odori si sentono tutti nel naso, anche se sono altrove. Se una puzza ci da fastidio basta avvicinare al naso un fazzolettino imbevuto di acqua di colonia: la puzza rimane fuori e noi possiamo continuare a vivere felici e contenti.

Di Ermanno Bencivenga

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